Assegno divorzile: recente pronuncia Cassazione. Cosa è cambiato?

In data 11.07.18 è stata pubblicata la sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite che ha risolto il contrasto sorto a seguito della sentenza della Corte di Cassazione n. 11504/2017, in merito ai criteri con i quali i Giudici possono disporre o meno l’assegno di divorzio a favore di uno dei coniugi. In breve, si riporta di seguito la differenza dei due orientamenti che hanno comportato il contrasto giuridico, risolto dalla Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la recentissima sentenza.

Il primo orientamento, rimasto granitico per circa trent’anni, è quello espresso dalla sentenza delle Sezioni Unite n. 11490/1990, con la quale la Corte aveva ritenuto che i criteri con i quali disporre o meno un assegno divorzile fossero i seguenti:

  • il giudice doveva valutare se il coniuge che richiedeva l’assegno avesse o meno i mezzi adeguati per mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio. In altre parole, se durante il matrimonio si era condotta una vita caratterizzata da certi agi o lussi, era corretto che il coniuge debole, anche se il matrimonio era finito, potesse continuare a godere di uno stile di vita in linea con quello goduto sino allo scioglimento del vincolo;
  • per la quantificazione dell’assegno divorzile, il giudice doveva tenere conto di alcuni parametri stabiliti dall’art. 5 della legge n.898/1970 – tuttora vigente – ovvero la condizione dei coniugi, le ragioni della fine del matrimonio, il contributo personale ed economico dato da ciascun coniuge alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello individuale, i redditi di ciascuna parte; infine, tali criteri andavano valutati congiuntamente anche in funzione della durata del matrimonio.

Il secondo orientamento è quello scaturito dalla decisione della Corte di Cassazione n.11504/17 che ha, infatti, ribaltato la giurisprudenza del 1990, come dettagliato nell’articolo presente sul nostro blog Assegno divorzile: un chiarimento dall’avvocato .

Quali sono quindi le novità in materia di assegno divorzile emerse a seguito della sentenza delle Sezioni Unite?

Preliminarmente, si segnala che la valutazione se un coniuge abbia diritto o meno all’assegno divorzile andrà accertata caso per caso.

Il Giudice dovrà valutare concretamente se il coniuge richiedente l’assegno abbia mezzi adeguati e se non possa procurarseli per ragioni obiettive. Tale controllo è da collegare ai criteri che abbiamo visto sopra e che rimangono tuttora vigenti, ovvero l’art. 5 della L.898/70, valutando se la disparità reddituale dei coniugi sia legata a scelte comuni della coppia sulla gestione della famiglia.

Ad esempio, se la moglie è colei che richiede l’assegno e si accerta che non ha mai lavorato perché in costanza di matrimonio, concordemente con il marito, si è deciso che lei si occupasse della famiglia e il marito si concentrasse sulla carriera lavorativa, ci sono i presupposti perché ella ottenga un assegno divorzile.

Idem nel caso in cui la moglie abbia accettato un lavoro, ad esempio part-time, al fine di potersi occupare parzialmente della famiglia e venendosì così a creare una disparità nelle posizioni economiche dei coniugi.

Quindi, la valutazione che il Giudice dovrà effettuare è composita e comparativa: partendo dalla situazione economico-patrimoniale delle parti, il Giudice deve accertare se ci sia disparità reddituale, le ragioni di tale disparità, così da consentire al “coniuge debole”, anche dopo la fine del matrimonio, di avere garantito un livello reddituale adeguato al contributo che nel corso del matrimonio ha fornito alla famiglia, tenendo conto delle eventuali rinunce che ha dovuto fare professionalmente.

La Corte di Cassazione insiste anche nel sottolineare che il fattore età è un elemento importante da tenere in considerazione. Ad esempio, se il coniuge richiedente l’assegno ha un’età di 50/55 anni e in costanza di matrimonio non ha mai lavorato perché si è occupato della famiglia, risulterà difficile reperire un’attività lavorativa ed avrebbe, pertanto, diritto ad un assegno divorzile.

La Corte evidenzia, altresì, che l’assegno non dovrà costituire un arricchimento per il coniuge a favore del quale viene disposto, e che non dovrà essere quantificato per mantenere un tenore di vita in linea con quello goduto in costanza di matrimonio, come avveniva in precedenza.

Per concludere, la Corte di Cassazione ritiene che sia fondamentale che il Giudice valuti l’effettivo contributo fornito dal coniuge debole alla famiglia, le decisioni assunte dalla coppia per la formazione del patrimonio comune, i ruoli di ciascun coniuge nella gestione dei figli, comparando tale quadro con la durata del matrimonio, l’età dei coniugi, il contesto sociale, le ragioni dell’eventuale arricchimento professionale di un coniuge rispetto all’altro e la situazione personale e reddituale di ciascun coniuge nella vita post matrimoniale.

Lo Studio Dionisio è a disposizione per fornire una consulenza al fine di valutare, se alla luce della recentissima sentenza della Corte di Cassazione, sussista o meno il diritto all’assegno di divorzio.

Avv. Mirta Cuniberto

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2018-08-08T09:57:13+00:00