Immagini dei minori sui social: i rischi causati dall’era digitale

La pubblicazione di immagini ritraenti soggetti minori è un aspetto molto delicato, al quale il legislatore – italiano ed internazionale – si è dedicato, con sempre più attenzione, a partire dalla nascita e dallo sviluppo dei social networks. Condividendo fotografie e informazioni riguardanti la sfera personale dei figli, i genitori spesso, seppur magari per mero compiacimento, possono provocare danni, sul breve e sul lungo periodo, a causa della rapida diffusione delle immagini.

Si pensi, ad esempio, ai casi – non così infrequenti – in cui i volti dei bambini vengono manipolati per diffondere materiale pedopornografico in rete: si legge in una recente sentenza del Tribunale di Roma, del 23 dicembre 2017, che “un pericolo ulteriore è rappresentato dalle persone che, con procedimenti di fotomontaggio, traggono dalle immagini pubblicate materiale pedopornografico da far circolare tra gli interessati”.

Malgrado queste giuste cautele, nel luglio 2018 il Tribunale di Torino ha sancito la sostanziale ‘liceità’ della pubblicazione di fotografie del figlio sui Social network da parte di un genitore, anche senza il consenso dell’altro.

I giudici torinesi hanno in fatti ritenuto che – sulla base dell’evoluzione del costume – la pubblicazione di una foto sul web sia annoverabile fra gli atti di ordinaria amministrazione che non richiedono il consenso dell’altro genitore.

Di segno opposto una precedente pronuncia del Tribunale di Mantova del settembre 2017, secondo cui “la responsabilità genitoriale è stata definita quale ufficio di diritto privato finalizzato all’attuazione dell’interesse del minore, cui corrisponde una precisa responsabilità dei genitori nei confronti di quest’ultimo […] ne consegue che il carattere intrinsecamente pregiudizievole della pubblicazione dovrebbe a rigore condurre a ritenere la decisione dei genitori, anche se concorde, comunque inammissibile, in quanto in contrasto con l’interesse del figlio”.

Nella fattispecie affrontata dal Giudicante mantovano, i genitori (ex conviventi) avevano sottoscritto un accordo secondo il quale entrambi si impegnavano a non pubblicare più alcuna fotografia dei figli sui social, e ad eliminare tutte quelle da loro postate in precedenza.

Suddetto accordo, tuttavia, non era stato rispettato dalla madre, che aveva continuato a postare foto dei figli su Facebook: il collegio ha immediatamente accolto l’istanza del padre, che aveva intimato la donna di non postare più alcunché.

L’aspetto più interessante di tale pronuncia è che i Giudici hanno ritenuto responsabile la madre non soltanto di avere violato l’accordo sottoscritto (responsabilità ‘contrattuale’), ma di avere compiuto un atto di per se stesso pregiudizievole per la prole.

Con la decisione in esame, il Tribunale di Mantova si è mostrato, oltre che rispettoso del G.D.P.R., il nuovo Regolamento europeo 679/2016 in materia di protezione dei dati personali, all’avanguardia in tema di web baby reputation, vale a dire della tutela della reputazione digitale dei minori, in un mondo sempre più globalizzato.

La rapidità dell’evoluzione tecnologica, infatti, comporta sempre nuove sfide in tema di protezione dei dati personali: la portata della condivisione dei dati personali è aumentata in modo significativo.

E’ stata dal Tribunale richiamata, in sentenza, una serie di normative che tutelano il diritto alla riservatezza in generale, ma anche specificatamente la sfera personale ed il diritto all’immagine.

In particolare, è stato richiamato l’art. 10 del codice civile sulla tutela dell’immagine, ritenuto nella specie violato il combinato disposto degli artt. 4,7,8 e 145 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, riguardante la tutela della riservatezza dei dati personali, gli artt. 1 e 16, comma 1, della Convenzione di New York sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e l’art. 8 del recente regolamento dell’Unione Europea 679/2016, entrato da poco vigore, ove è specificato che l’immagine fotografica dei figli costituisce dato personale e la eventuale diffusione integra una interferenza nella loro vita privata.

In coerenza con tale orientamento, recentemente (gennaio 2019) lo stesso Tribunale di Mantova ha disposto che in tutte le vertenze aventi ad oggetto l’esercizio della responsabilità sui figli minori i genitori siano tenuti la recentissima decisione, sempre del Tribunale di Mantova, di predisporre – a partire dal gennaio 2019 – in tutte le ipotesi nelle quali i genitori si rivolgano al Tribunale per discutere sull’affidamento dei figli minori, un modello di conclusioni che i coniugi sono tenuti a sottoscrivere.

In tale modello è previsto il divieto, che si estende anche nell’ipotesi in cui i genitori siano d’accordo con la pubblicazione delle immagini, di non caricare sui social networks, ed in particolare su Facebook, immagini che ritraggono i figli minori, e di provvedere alla rimozione delle foto già caricate.

La ratio di tale divieto consiste nella volontà di tutelare l’integrità dei figli, proteggendoli dagli abusi esterni e salvaguardandone la privacy, a prescindere dal consenso dei genitori.

Il pericolo da cui si intende tutelare i minori, in particolare è quello che venga attribuita loro un’identità digitale a loro insaputa, oltre alla perdita del controllo della propria immagine nei meandri del Web.

Occorrerebbe, pertanto, un’adeguata informazione nella materia in questione, in primis con riferimento agli adulti: oltre a sensibilizzare i giovani all’uso corretto delle proprie immagini in rete, è altrettanto importante educare i genitori, che spesso creano identità digitali ai loro figli – totalmente inconsapevoli – senza preoccuparsi delle ripercussioni future di tale gesto.

Ci si trova di fatto al cospetto di una vera e propria ‘nuova frontiera’ del Diritto di Famiglia, con cui il nostro Studio ha già avuto modo di confrontarsi e che non mancherà di approfondire.

Avv. Fabio Deorsola

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2019-03-04T19:45:17+02:00