La dichiarazione giudiziale di paternità o maternità: caratteristiche ed effetti

La dichiarazione giudiziale di paternità o maternità, prevista dal codice civile all’art. 269, consente al figlio che è stato riconosciuto da uno solo dei due genitori di ottenere dal Tribunale competente il riconoscimento anche da parte dell’altro genitore.

La norma è stata più volte modificata: prima della riforma del 1975, la ricerca della paternità “naturale” (termine oggi abrogato) era consentita solo in alcuni specifici casi; diversamente, oggi, per la prova della paternità o della maternità è prevista l’utilizzabilità di “ogni mezzo” – come verrà meglio spiegato – (art. 269 comma II del codice civile).

Inoltre, la normativa stabilisce che la sola dichiarazione della madre e la sola esistenza di rapporti intimi tra la madre ed il preteso padre, all’epoca del concepimento, non costituiscono prova della paternità.

Quali sono i mezzi con i quali è possibile provare la paternità o la maternità giudizialmente?

Grazie al continuo progresso delle tecnologie biomediche, le indagini ematologiche (prelievo del sangue) e genetiche (analisi del DNA) consentono ormai di risalire all’autore del concepimento con un grado di probabilità pressoché assoluta (99,9%).

Va precisato che l’effettuazione di tali esami medici può essere disposta direttamente dal Giudice (ex art 118 c.p.c.), ma il rifiuto da parte del presunto padre di sottoporvisi – senza giusto motivo – potrà essere valutato da solo come elemento idoneo a supportare la dichiarazione di paternità o maternità.

Chi può iniziare tale tipo di procedimento?

Il presunto figlio – finché è in vita – e dopo la morte di questi i suoi discendenti, che possono proseguirla oppure promuoverla se ancora non era iniziata: tale azione, peraltro, per il presunto figlio è imprescrittibile (ovvero può essere presentata in qualsiasi momento), mentre per i discendenti è soggetta ad un termine di decadenza di due anni dalla morte del figlio medesimo.

La dichiarazione giudiziale di paternità o maternità può essere promossa nell’interesse del minore – ed è il caso più frequente – dal genitore che esercita su di lui la responsabilità genitoriale prevista dall’art. 316 c.c. ovvero, nel caso di soggetto interdetto, dal tutore, previa autorizzazione del giudice che può nominare un curatore speciale (art. 273 c.c.). Ad esempio, se il minore è stato riconosciuto all’Anagrafe dalla sola madre, ella – se è a conoscenza del nominativo del presunto padre che ha rifiutato di riconoscere il figlio – può rivolgersi al Tribunale per ottenere la dichiarazione giudiziale di paternità.

Nel caso in cui il figlio abbia compiuto 14 anni, occorre il suo consenso affinché il presunto padre o la presunta madre possano proporre tale azione: nell’ipotesi in cui detto consenso manchi, l’azione è improponibile.

Quali sono gli effetti di tale procedimento?

La sentenza che dichiara la paternità o maternità pone a carico del genitore dichiarato tale tutti i doveri che sorgono dalla procreazione (mantenimento, educazione, istruzione e assistenza “nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni” ai sensi dell’art. 315 bis c.c.)

In particolare, con riferimento al dovere di mantenimento, che si collega allo status di genitore ed assume decorrenza dalla nascita del figlio, la conseguenza sarà che l’altro genitore – il quale nel frattempo aveva assolto all’onere di mantenimento integralmente – avrà diritto di regresso – dimostrando, per quanto possibile, le spese effettuate per il figlio – per la corrispondente quota.

Ciò significa che il genitore che ha mantenuto il figlio da solo, sin dalla nascita, può richiedere al Tribunale il riconoscimento del 50% delle spese che ha sostenuto per il mantenimento del minore: spese quotidiane, oggetti necessari per l’arrivo di un neonato, spese mediche, ecc.

Il Giudice stabilirà una somma mensile per il contributo al mantenimento del minore dovuto dal genitore dichiarato giudizialmente – oltre ad un importo a titolo di arretrato – o in base, se possibile, a ricevute e scontrini che attestino le spese sopra elencate oppure, diversamente, effettuando una valutazione secondo equità, cioè valutando, caso per caso, il tenore di vita e le abitudini quotidiane del minore e i redditi dei genitori.

Con la sentenza che dichiara la paternità o la maternità, il Tribunale può anche disporre un diritto di visita a favore del genitore dichiarato giudizialmente, cioè un calendario di visite – eventualmente con un primo supporto da parte dei Servizi Sociali, qualora il rapporto tra genitore e figlio sia stato nullo o molto modesto – per consentire al minore di instaurare un legame con il “nuovo” genitore e tutelare in questo modo il diritto del figlio alla bigenitorialità, diritto garantito dalla nostra Costituzione.

I Professionisti dello Studio Legale Dionisio, che trattano in via esclusiva il diritto di famiglia, delle persone e le questioni successorie, sono a disposizione per una consulenza in materia di dichiarazione giudiziale di paternità o maternità, così da valutare anche se vi siano i presupposti richiesti dalla legge, sul tema.

Avv. Giovanni Dionisio

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2018-10-02T20:27:53+00:00