Patti prematrimoniali: la nuova proposta di legge per introdurli nel codice civile

patti prematrimonialiCosa si intende per patti prematrimoniali?

I patti prematrimoniali sono accordi stipulati tra i coniugi che hanno la funzione di gestire, anticipatamente e consensualmente, i rapporti patrimoniali e personali in vista di una possibile crisi matrimoniale.

Tali accordi hanno il fine di evitare che la fase di regolamentazione dei suddetti rapporti avvenga nel momento in cui il matrimonio sia già entrato in crisi. In quella situazione, infatti, sarebbe particolarmente difficile trovare un accordo che soddisfi entrambi i coniugi in presenza di reciproche recriminazioni e rivendicazioni.

Nei Paesi di common law, vale a dire di tradizione anglosassone, gli accordi prematrimoniali sono ormai una realtà consolidata. In particolare, in Inghilterra e in Australia esistono i c.d. prenuptial agreements, finalizzati a regolamentare già prima del matrimonio le eventuali reciproche concessioni che i coniugi si dovranno fare una volta venuta meno l’unione matrimoniale.

Gli effetti di tali pattuizioni sono legati allo scioglimento del vincolo matrimoniale, cioè al divorzio.

I patti prematrimoniali sono anche largamente diffusi in alcuni Paesi Europei; in Germania, ad esempio, esistono i c.d. Ehevertrage, nei quali i coniugi possono prendere decisioni comuni in merito alla quantificazione dell’assegno divorzile o alla variazione dell’importo dell’assegno di mantenimento.

Cosa dice la legge in Italia sui patti prematrimoniali?

Attualmente, nel nostro ordinamento, i coniugi possono regolamentare convenzionalmente il loro regime patrimoniale. Ai sensi dell’articolo 162 del codice civile, ad esempio, ai coniugi è concesso di scegliere tra il regime di comunione o di separazione dei beni. Ciò può avvenire anteriormente al matrimonio, al momento della celebrazione dello stesso ed anche durante la vita matrimoniale.

L’orientamento giurisprudenziale più risalente ha dichiarato la nullità di ogni accordo che violasse l’articolo 160 del codice civile. Tale accordo stabilisce l’impossibilità di disporre dei diritti derivanti matrimonio. In sostanza, è vietato fare accordi prima o durante il matrimonio condizionati ad un futuro divorzio.

Tale orientamento è stato inaugurato dalla sentenza della Corte di Cassazione (Cass. civ. 11 giugno 1981, n. 3777) che ha dichiarato la nullità di un accordo tra due coniugi che prevedeva il diritto per il marito separato di mantenere fermo per un certo periodo di tempo l’ammontare dell’assegno dovuto alla moglie per il mantenimento della stessa e dei figli, anche in caso di divorzio.

La nullità dei patti

Secondo tale pronuncia, la nullità era riscontrabile nel fatto che, attraverso questi patti, si potesse impedire la libera disponibilità dello status di coniuge (ad esempio, con una clausola che prevedeva una grave sanzione economica in caso di richiesta di divorzio, limitando in tal modo la libertà del coniuge di divorziare) oppure, se stipulati al fine di concordare preventivamente l’assegno divorzile, suddetti patti rischiavano di vanificarne la funzione assistenziale (cfr. vedi articolo proposta legge Morani: nuovi criteri per assegno divorzile del coniuge).

Negli anni 2000 la Corte di Cassazione si è più volte pronunciata ribadendo il divieto dei patti prematrimoniali. Ha inoltre enunciato il principio per cui l’invalidità di tali accordi può essere fatta valere solamente dal coniuge che avrebbe diritto all’assegno.

L’ipotesi di nullità assoluta dei patti è stata in questa pronuncia declassata ad una ipotesi di nullità relativa. È invocabile quindi soltanto da colui che ha diritto all’assegno.

Cosa prevede la proposta di legge n.244 del 2018?

In questo quadro è intervenuta la proposta di legge – n. 244 – presentata in data 23 marzo 2018 ed ancora in discussione. Nello specifico: l’introduzione dell’articolo 162-bis nel codice civile recante la disciplina del contenuto e della forma degli accordi prematrimoniali, in vista dell’eventuale separazione, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Si dice nel disegno di legge che tali accordi, anzitutto, devono essere stipulati a pena di nullità mediante “atto pubblico redatto da un notaio alla presenza di due testimoni”. Ovvero mediante convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati. Tali atti – alla presenza dei relativi garanti – conferiscono affidabilità e rilevanza alle manifestazioni di volontà espresse dai coniugi.

Patti prematrimoniali invalidi: cosa prevede la proposta

Saranno, in ogni caso, sicuramente invalidi quegli accordi che dovessero concernere lo status di coniuge. Si parla, ad esempio, di una clausola del tenore “mi impegno a non divorziare”. Sono escluse anche clausole che fissano la frequenza dei rapporti sessuali, l’esonero di uno dei coniugi dall’obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia o dei figli, o l’autorizzazione in modo reciproco all’infedeltà.

Il contenuto dell’accordo non può mai “scavalcare” i principi costituzionalmente garantiti dal nostro ordinamento. Non sarà possibile in un patto prematrimoniale, ad esempio, prevedere che il coniuge che versa in condizione di necessità e bisogno rinunci ai c.d. alimenti (ai sensi dell’art. 433 del codice civile). Ciò contrasterebbe con l’esigenza di tutela del coniuge economicamente più debole.

Gli accordi prematrimoniali potrebbero ben disciplinare le conseguenze patrimoniali legate allo scioglimento del matrimonio. Ad esempio le modalità, la quantificazione ed i termini mediante i quali uno dei due dovrebbe provvedere al mantenimento e alle necessità dell’altro. Potrebbero disciplinare anche la gestione di ogni altro aspetto personale legato al nucleo, come la scelta della residenza o l’educazione degli eventuali figli. La preferenza verso un tipo di scuola ne è un esempio.

Il disegno di legge prevede infine che, nell’ipotesi di coppia con figli minorenni o maggiorenni o non ancora economicamente autosufficienti, sia opportuno prevedere la necessaria autorizzazione del Procuratore della Repubblica. Egli dovrà verificare se l’accordo è conforme all’interesse dei figli.

In attesa che tale proposta di legge venga discussa, lo Studio Dionisio è a disposizione per una consulenza in materia. Per valutare gli effetti patrimoniali e non di una eventuale futura separazione o divorzio.

Avv. Giovanni Dionisio

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By |2020-02-26T13:49:33+01:00Febbraio 13th, 2020|Blog ITA|Commenti disabilitati su Patti prematrimoniali: la nuova proposta di legge per introdurli nel codice civile