Risarcimento del danno se i miei genitori si disinteressano di me. Lo posso ottenere?

Con la Legge n. 54 del 2006 sono stati introdotti nel nostro ordinamento dei rimedi risarcitori nel caso di gravi inadempienze da parte dei genitori o di atti che possano arrecare un pregiudizio al minore oppure ostacolare il corretto svolgimento delle modalità di affidamento.

Si richiama sul tema l’articolo già pubblicato “La privazione genitoriale: gli strumenti che la legge prevede a tutela del rapporto genitore-figlio”, che ha elencato tutti i possibili provvedimenti previsti al comma 2 dell’art. 709 ter c.p.c., vale a dire quelle sanzioni che il giudice può adottare quando sorgono controversie tra i genitori riguardo all’esercizio della responsabilità genitoriale o alle modalità di affidamento dei figli.

Come si è detto anche nel precedente articolo sulla responsabilità tra i coniugi (“Posso ottenere un risarcimento del danno se il mio partner mi tradisce?”), per ottenere un risarcimento, è necessario dimostrare che è stata la condotta illecita tenuta dal genitore a provocare una ingiusta lesione di un interesse costituzionalmente protetto dall’ordinamento, e che tale lesione abbia concretamente provocato un pregiudizio nel figlio, cioè che il comportamento tenuto dal genitore abbia causato un danno importante sul figlio.

Occorre, a questo punto, fare una panoramica su quali comportamenti siano effettivamente considerati lesivi dalla legge.

Uno dei casi più frequenti consiste nel mancato versamento dell’assegno di mantenimento per il figlio – assegno che può essere stato disposto all’interno di un procedimento per separazione o divorzio o di separazione di una coppia di fatto: infatti, il genitore che omette di effettuare il versamento crea un danno sia al genitore che lo deve ricevere, il quale deve quindi provvedere al mantenimento del figlio da solo, ma anche al figlio stesso, non consentendogli di vivere adeguatamente.

Tuttavia, tale inadempimento può, talvolta, accompagnarsi anche ad altri tipi di comportamenti dannosi: si pensi, ad esempio, al genitore che, oltre a non contribuire al versamento, invia messaggi all’altro genitore o al figlio stesso – esplicitando la volontà di sottrarsi al pagamento – oppure esprime il suo disinteresse verso il figlio, magari in quanto non desiderato, tramite espressioni di disprezzo o denigrazione.

Tali comportamenti integrano un fatto illecito, rilevante ai sensi dell’art. 2043 del codice civile, cioè il figlio o il genitore esercente la responsabilità genitoriale, se minorenne, può chiedere il risarcimento del danno, anche in mancanza di un provvedimento giudiziale che stabilisca espressamente l’obbligo a carico del genitore di provvedere al mantenimento.

In ogni caso, la Costituzione italiana impone “l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali ed aspirazioni” e tale dovere sussiste per il solo fatto di averli generati, senza che sia necessaria una sentenza di un giudice.

Altro caso è quello dell’abbandono morale e/o materiale dei figli. Su tale abbandono si è pronunciata la Corte di Cassazione che, con sentenza n. 16657/2014 ha stabilito che un padre che per molti anni privi i figli dell’affettività paterna e si rifiuti di corrispondere i mezzi di sussistenza, negando loro ogni aiuto – non solo economico – tiene un comportamento per cui il figlio, o il genitore esercente la responsabilità genitoriale se minore, può richiedere un risarcimento per il danno subito.

A tal proposito, il Tribunale di Roma, con sentenza del 23 gennaio 2015, ha condannato il comportamento di un padre che nell’arco di circa sei anni ha incontrato la figlia tre soli week end, nonostante le richieste della ragazza di poterlo vedere per un tempo maggiore.

Nella sentenza si legge che il padre “[…] è rimasto sordo, nell’incapacità di scindere il proprio ruolo genitoriale e gli inevitabili sacrifici che ne conseguono, dalle proprie relazioni sentimentali, alla silente ma chiarissima ed inequivocabile richiesta di attenzione e soprattutto di esclusività proveniente dalla figlia”.

Il Tribunale romano ha, pertanto, riconosciuto un risarcimento del danno, tenuto conto che le omissioni paterne hanno avuto una ricaduta diretta sulla minore, che si è vista privata della imprescindibile figura di riferimento paterna, e che tale “mutilazione affettiva” ha gettato la figlia in uno stato di palese sofferenza.

Sul tema è, altresì, intervenuta la recente sentenza n. 2938, emessa in data 13 marzo 2017 dal Tribunale di Milano, che ha condannato un padre, che aveva rifiutato ogni contatto con il figlio, al pagamento di 100.000,00 euro per la sofferenza subita dal minore a causa della “totale deprivazione della figura parentale paterna”.

Il figlio, oltretutto, essendo affetto da un grave handicap, era dotato di una sensibilità emotiva particolarmente sviluppata che gli aveva fatto “percepire l’assenza del padre in modo ancor più acuto e pregnante”.

In tale caso, il Tribunale di Milano ha quantificato il danno da privazione della figura genitoriale, come detto, in 100.000,00 euro, sulla base delle Tabelle Milanesi, ormai utilizzate nella maggior parte dei tribunali italiani per i casi di risarcimento del danno alla persona.

Tuttavia, alcuni Tribunali per quantificare il danno non fanno riferimento alle Tabelle Milanesi, ma ritengono che la liquidazione debba essere rimessa alla valutazione discrezionale del giudice, che dovrà tenere conto delle circostanze del caso concreto, come la durata e la gravità della condotta illecita.

Pertanto, ogni caso va approfondito e valutato singolarmente, così da verificare se sussistono i requisiti richiesti dalla legge per proporre una domanda di risarcimento del danno subito.

Avv. Mirta Cuniberto

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2019-04-29T16:44:12+01:00